{"id":13,"date":"2009-11-08T12:34:52","date_gmt":"2009-11-08T11:34:52","guid":{"rendered":"https:\/\/www.fondazioneporpora.eu\/?p=13"},"modified":"2021-05-04T13:16:08","modified_gmt":"2021-05-04T12:16:08","slug":"cosa-sono-le-malattie-rare","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.fondazioneporpora.eu\/?p=13","title":{"rendered":"Cosa sono le malattie rare"},"content":{"rendered":"<p>A partire dagli anni \u201980 si \u00e8 cominciato a trattare, sia in sede scientifica che programmatoria e di opinione pubblica, delle cosiddette malattie rare o malattie orfane. Le malattie rare sono condizioni morbose poco frequenti per definizione, ma anche poco conosciute, poco studiate e spesso mancanti di una terapia adeguata. Sono spesso chiamate &#8220;malattie orfane&#8221; perch\u00e9 poco appetibili alla ricerca sperimentale e clinica. Il razionale di raggruppare pi\u00f9 forme morbose all&#8217;interno di uno stesso gruppo, con il determinante comune di avere una bassa prevalenza in popolazione, consiste nelle comuni problematiche clinico-assistenziali che le caratterizzano. La peculiarit\u00e0 delle malattie rare risiede nel fatto che esse richiedono un\u2019assistenza specialistica e continuativa di dimensioni tali da non poter essere supportata senza un importante intervento pubblico. La rarit\u00e0 della malattia comporta un minor interesse della ricerca, eziologica e patogenetica, una maggiore difficolt\u00e0 nel descrivere la storia naturale con le sue possibili varianti, nel progettare ricerche cliniche, un minor mercato capace di ammortizzare i costi di una ricerca farmacologica specifica ed infine una scarsa o scarsissima diffusione delle conoscenze comunque disponibili nella pratica corrente. In altri termini, la bassa prevalenza comporta un minor avanzamento delle conoscenze rispetto a quelle teoricamente possibili e soprattutto la non applicazione nella pratica corrente di quello che gi\u00e0 si sa. I soggetti affetti si troverebbero pertanto in una situazione di doppio danno: il primo derivante dall\u2019essere affetto da una patologia quasi sempre molto severa, il secondo dal non essere riconosciuti, diagnosticati e curati per quanto si potrebbe. Queste considerazioni hanno progressivamente portato a sostituire l\u2019appellativo di &#8220;raro&#8221; con quello di &#8220;orfano&#8221;, inteso come privo di attenzione e risorse. Sotto le spinte di tali considerazioni si \u00e8 iniziato a destinare risorse, sempre pi\u00f9 rilevanti, alla ricerca e all&#8217;assistenza di tali patologie. Questo processo si \u00e8 verificato a partire dagli Stati Uniti, per coinvolgere poi praticamente tutti i Paesi occidentali ed in seguito persino le politiche planetarie dell\u2019Organizzazione Mondiale della Sanit\u00e0, e molto recentemente anche l\u2019Italia. Da queste politiche deriva la necessit\u00e0 di stimare con esattezza l\u2019impatto in popolazione e nei servizi sanitari che il complesso delle malattie rare comporta. Tale impatto costituisce, infatti, il moltiplicatore di tutte le azioni o agevolazioni che eventualmente vengono riservate alle malattie rare.<\/p>\n<p>Poich\u00e9 le malattie rare non costituiscono un riconosciuto gruppo nosologico di malattie, ma un gruppo eterogeneo di affezioni caratterizzate solo dalla comune bassa prevalenza, \u00e8 evidente che esse possono venire a comprendere un numero diversificato di malattie a seconda di quale sia il limite di occorrenza in popolazione considerato per dare l&#8217;attributo di raro ad una forma patologica.<\/p>\n<p>Una definizione precisa di malattia rara non esiste. L&#8217;unica definizione ufficiale esistente e pertanto pi\u00f9 frequentemente riportata \u00e8 quella del Congresso USA che ha fissato in 200.000 abitanti il numero massimo degli affetti in tutti gli Stati Uniti da una malattia per essere considerata come rara, cio\u00e8 circa un caso ogni 1.200 persone. Secondo le indicazioni del Programma d&#8217;azione Comunitario sulle malattie rare 1999-2003, vengono definite rare le malattie che hanno una prevalenza inferiore a 5 per 10.000 abitanti nell&#8217;insieme della popolazione comunitaria. Altri paesi hanno adottato altre definizioni. La legge giapponese, ad esempio, definisce rara una patologia che comprende meno di 50.000 casi (4\/10.000) in Giappone. Ad oggi, in Italia non esiste una definizione univoca di malattia rara: diversi istituti od associazioni usano limiti definitori differenti. Viene definita patologia rara nel Piano Sanitario Nazionale una patologia o affezione con incidenza variabile da 1 su 20.000 a 1 su 200.000 abitanti delineando in questo modo una numerosit\u00e0 assoluta di 5.000 malattie, pari al 10% del totale delle malattie. L\u2019Istituto di ricerca per le malattie rare &#8220;Mario Negri&#8221; di Bergamo riprende la definizione del Congresso americano. Nella letteratura medica italiana si trovano definizioni ancora pi\u00f9 diversificate. Ad esempio, secondo alcuni Autori italiani si definiscono come &#8220;orfane&#8221; le condizioni morbose che colpiscono meno di 60.000 persone in Italia, pari circa allo 0,1% della popolazione complessiva. Le definizioni utilizzate da tutte queste fonti sono quasi sempre dissimili e di conseguenza le stime riportate sono altrettanto contrastanti.<\/p>\n<p>L\u2019Organizzazione Mondiale della Sanit\u00e0 considera almeno 5.000 le malattie e le sindromi che si possono considerare rare. Di queste la maggioranza sono malattie causate da un\u2019anomalia genetica. Molte malattie sono rare in alcune aree geografiche o in alcune popolazioni e pi\u00f9 frequenti in altre per ragioni legate a fattori genetici, alle condizioni ambientali, alla diffusione di agenti patogeni, alle abitudini di vita. Per la maggior parte delle malattie rare mancano dati precisi sulla loro frequenza, poich\u00e9 per pochissime di loro esiste un sistema di notificazione dei casi a livello nazionale od internazionale.<\/p>\n<p>Attualmente non esiste un\u2019unica classificazione esauriente n\u00e9 a livello nazionale, n\u00e9 a livello europeo. Esistono diverse &#8220;liste&#8221; di malattie rare corrispondenti alla definizione di riferimento o all\u2019interesse specifico dell\u2019associazione o del gruppo di lavoro che l\u2019ha prodotta. Anche se negli Stati Uniti esiste una definizione ufficiale di patologia rara, le classificazioni americane disponibili comprendono un numero di malattie che varia dalle 1.109 del <a href=\"http:\/\/www.rarediseases.org\"><em>National Organization for Rare Disorders<\/em><\/a> (<em>NORD<\/em>) alle 2.117 dell\u2019<a href=\"http:\/\/rarediseases.info.nih.gov\/ord\"><em>Office of Rare Diseases<\/em><\/a> (<em>ORD<\/em> del <em>National Institutes of Health<\/em>). Il progetto francese <a href=\"http:\/\/orphanet.infobiogen.fr\"><em>Orphanet<\/em><\/a> propone una lista di circa 5.000 nomi, sinonimi compresi, di patologie rare in ordine alfabetico. In Italia l\u2019Istituto Superiore della Sanit\u00e0 su indicazione del Ministero della Sanit\u00e0 ha pubblicato un elenco di malattie rare esenti-ticket, suddiviso in categorie (es. malattie metaboliche, malattie genetiche, infettive).<\/p>\n<p>Tutte queste classificazioni comprendono patologie assai dissimili per incidenza, per prognosi, per tipo di assistenza e per et\u00e0.<\/p>\n<p>Nelle classificazioni pi\u00f9 ampie di malattie rare si ritrovano gruppi molto eterogenei di patologie:<\/p>\n<ol>\n<li>un primo gruppo rappresentato      da malattie su base genetica o supposta tale, molto rare, con incidenza      alla nascita inferiore a 1 su 10.000 nati,<\/li>\n<li>un secondo gruppo di malattie      relativamente frequenti, come le leucemie, varie forme di tumori del      bambino e dell&#8217;adulto, e patologie infettive come l&#8217;AIDS, la sifilide      acquisita, ecc.,<\/li>\n<li>un terzo gruppo di patologie      tipiche della senescenza, di diffusione sempre pi\u00f9 ampia, come      l&#8217;Alzheimer, il Parkinson, ecc.<\/li>\n<\/ol>\n<p>Da quanto detto appare chiara la mancanza di una classificazione univoca ed esaustiva che consenta di suddividere tali patologie in categorie utili ai fini degli interventi sanitari e socio-assistenziali.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>A partire dagli anni \u201980 si \u00e8 cominciato a trattare, sia in sede scientifica che programmatoria e di opinione pubblica, delle cosiddette malattie rare o malattie orfane. 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